Trading risultati delle ricerche archeologiche effettuate lungo il

Tracciato dell’oleodotto sono stati sintetizzati in una mostra dal titolo “Archeologia e petrolio. Dalla colonia greca di Metaponto alla città romana di Grumento”, inaugurata, nel mese di settembre, presso il Museo Archeologico Provinciale di Potenza dal Presidente della Repubblica in occasione della sua visita in Basilicata. Gli straordinari corredi funerari del territorio metapontino e dell’alta val d’Agri vengono, per la prima volta, presentati al pubblico, a pochi mesi dalla loro scoperta. Tra le altre iniziative volte alla valorizzazione dell’importante patrimonio archeologico della Basilicata, si segnala, inoltre, la mostra “Genti in arme. Aristocrazie guerriere della Basilicata antica”, CiaTrading – Bonus de benvnuto presentata presso il Museo Barracco di Roma, nell’ambito di un accordo di programma che, a partire dal 1998, ha visto nella stessa sede esposizioni, sempre riguardanti la Basilicata antica e in precedenza dedicate alla sacralità dell’acqua, alla cerimonialità del vino, al costume femminile.

Alle forme di alimentazione adottate dalle comunità antiche della Basilicata, con particolare riferimento alle trasformazioni determinate dalla colonizzazione greca, è dedicata la mostra “Il cibo degli dei”, attualmente in esposizione presso il Museo Archeologico Nazionale Ridola di Matera. Agli importanti rinvenimenti di Garaguso, di Civita e Serra del Cedro di Tricarico è dedicata, infine, l’esposizione “Una via di transito dallo Ionio al Tirreno. Testimonianze archeologiche del Medio Basento”, presentata a Tricarico presso il Palazzo Ducale. Quest’intensa attività di valorizzazione nasce dall’assoluta consapevolezza che, solo attraverso una conoscenza diffusa, sarà possibile raggiungere una collaborazione sempre più ampia da parte delle comunità locali nell’attività di tutela dello straordinario patrimonio archeologico della regione: obiettivo prioritario dell’attività della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Basilicata.

Trading risultati delle ricerche archeologiche effettuate lungo il

Gli strumenti in selce, i contenitori ad impasto e le piccole cavità per

Deposito delle derrate e per l’alloggiamento dei pali delle capanne datano la frequentazione al periodo neolitico ed all’età del Bronzo (Fosso del Lupo di Stigliano, San Nicola di Pisticci e Pizzica di Bernalda). I segni materiali più consistenti si riferiscono comunque al momento che segue la fondazione della colonia greca di Metaponto. Nella fase iniziale c’è stata probabilmente una pacifica convivenza con una parte della popolazione locale. Le più antiche abitazioni greche a pianta quadrangolare ed in muratura, databili verso la fine del VII secolo a.C., sono state scoperte in località S. Teodoro, sulla destra del Basento, ai piedi di un preesistente insediamento indigeno dell’età del Ferro. #1 opzioni binarie BINARIO21.ORG Tutto il territorio di Metaponto, a partire dal VI secolo a.C., è stato diviso in lotti ed assegnato ai coloni. Ogni famiglia ha potuto costruire la fattoria e mantenere in campagna la propria residenza. Lo testimoniano gli impianti artigianali e soprattutto i numerosi nuclei di sepolture rinvenuti durante i lavori per l’oleodotto, in particolare nelle località Pizzica, Pantanello, Lama San Nicola di Bernalda. Le tombe si dispongono sempre con regolarità ai lati delle strade e dei grandi canali di bonifica. Questi ultimi, oltre a regolarizzare il deflusso delle acque piovane, disegnano una rete completa di piccole proprietà. Il livello economico delle famiglie contadine è spesso marcato dalle forme monumentali delle sepolture e dalla ricchezza dei singoli corredi funerari che si datano tra la fine del VI e la prima metà del III secolo a.C. Si riconoscono vasi decorati con scene a figure nere e rosse, d’importazione attica e di produzione metapontina. E’ frequente anche il rinvenimento di oggetti raffinati e di gioielli in oro e argento. I corredi femminili esibiscono in genere una maggiore varietà e quantità di forme, mentre quelli maschili propongono lo strigile in bronzo o ferro ed il contenitore per gli unguenti.

La crisi della città (III secolo a.C.) determina l’abbandono delle piccole fattorie e la formazione di grandi latifondi con impianti rustici di notevoli dimensioni (Destra Basento). L’intervento della Riforma Agraria negli anni ’50 ha rifatto la rete dei canali e riproposto, in alcune aree, il modello della fattoria legato alla piccola proprietà contadina. Nella valle del Sauro (affluente dell’Agri), i lavori dell’oleodotto hanno fornito dati piuttosto significativi per quanto riguarda le forme di occupazione del territorio, a partire dall’età del Bronzo sino all’età moderna. Alla media età del bronzo (XVI-XV secolo a.C.) si riferiscono i resti di un insediamento ubicato in contrada Castiglione di Missanello. La fase lucana di IV secolo a.C. è documentata da numerose fattorie e in primo luogo da quella rinvenuta nella stessa contrada Castiglione di Missanello. Agli stessi complessi abitativi sono anche riferibili fornaci, destinate per lo più alla produzione di mattoni e tegole. Una fornace, ancora attiva nel II secolo a. C. e caratterizzata da una particolare monumentalità, è stata asportata dal sito di rinvenimento (Aliano) e trasferita presso il Museo Archeologico Nazionale di Policoro, dove potrà essere adeguatamente protetta e presentata al pubblico. Tra il 1600 e il 1800 si datano, infine, resti di fattorie, di fornaci e soprattutto di mulini ad acqua rinvenuti lungo il tracciato dell’oleodotto, in particolare nei territori di Missanello e Corleto Perticara. Ancor più significativi appaiono i risultati delle ricerche archeologiche nell’alta val d’Agri. Al Paleolitico, quando un ampio bacino lacustre ricopriva quest’area, si riferiscono numerosi strumenti in pietra, utilizzati dall’uomo per la caccia ai grandi mammiferi migliori strategie. All’Eneolitico e all’età del bronzo (III-II millennio a.C.) risale una struttura originariamente in legno, forse un riparo utilizzato in relazione ai percorsi della transumanza. Al periodo dell’occupazione del territorio grumentino da parte dei Lucani si riferisce un monumentale edificio, frequentato per tutto il IV secolo a.C., e destinato anche a luogo di riunioni delle élites lucane. Tale struttura è collegata ad un vasto insediamento che, in località Masseria Nigro di Viggiano, domina il versante sinistro dell’Agri. Sempre al IV secolo a.C. si riferiscono nuclei di necropoli, con sepolture a fossa con cassa lignea o in tegole, pertinenti a fattorie lucane che si sviluppano per consentire un capillare sfruttamento delle risorse agricole.

Tra i rinvenimenti più significativi si segnalano quelli effettuati in località Valloni di Viggiano, con sepolture caratterizzate da cinturoni in bronzo, monili in argento e bronzo e da vasi a figure rosse di notevoli dimensioni, prodotti soprattutto da officine ceramiche attive nella valle dell’Agri. Un guerriero di elevato rango sociale, oltre a indossare un cinturone bronzeo, presentava altri due esemplari deposti lungo il corpo, probabile bottino di guerra; nella stessa sepoltura è presente uno splendido diadema con foglie di alloro, in argento: simbolo di eroizzazione e di virtù militari. Numerose sono, anche in quest’area, le testimonianze di attività artigianali, legate alla lavorazione dell’argilla e alla cottura di vasi, con la presenza di fornaci di diverso tipo (a pianta rettangolare e circolare) e cronologia.(IV-II secolo a.C.). Una di queste è stata asportata dal sito di rinvenimento e trasferita presso il Museo Archeologico Nazionale di Grumento, dove potrà essere adeguatamente protetta e presentata al pubblico. All’età romana, e dunque, ad un periodo successivo alla fondazione di Grumentum (III secolo a.C.) si data un edificio rurale legato all’occupazione del territorio, impiantato nel II secolo a.C. e forse in connessione con la centuriazione di età graccana.

Gli strumenti in selce, i contenitori ad impasto e le piccole cavità per

Le più recenti scoperte archeologiche in Trading Basilicata

L’attività di tutela, anche nel 2001, ha costituito uno dei principali settori d’intervento per la Soprintendenza, in relazione sia alla necessità di contrastare sul nascere il fenomeno degli scavi clandestini, sia all’intensificarsi delle ricerche petrolifere in tutta la Basilicata e alla realizzazione delle infrastrutture ad esse collegate trading online. In stretto accordo con il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, sono stati eseguite ricerche archeologiche, in aree a rischio di ricerche clandestine e in particolare a Lavello e a Timmari di Matera.

A Lavello è stato possibile esplorare alcune monumentali tombe a camera del III secolo a. C., caratterizzate anche da facciate con pareti affrescate, che fiancheggiavano la strada di collegamento tra il centro daunio di Forentum e Canosa, in un periodo successivo alla conquista romana. Tra gli oggetti di corredo si segnalano corone d’oro, preziosi unguentari in vetro e in alabastro, raffinate ceramiche policrome di produzione canosina. Nella stessa area è stato, inoltre, messo in luce, un ipogeo della prima età del bronzo (inizi del secondo millennio a.C.), scavato nel banco di roccia tufacea e orientato nord/ovest-sud/est. L’ipogeo è costituito da un lungo corridoio di accesso, da un’anticella e da due celle. Le pareti del corridoio sono realizzate da filari di grandi blocchi calcarei e piccole zeppe. L’anticella probabilmente, in origine, era a cielo aperto e, quindi, costituiva una sorta di “pozzetto d’accesso”). La prima delle due celle consente l’accesso alla seconda. All’interno degli ambienti sono documentate diverse attività rituali, ricollegabili alla sfera cultuale-funeraria. Il rito iniziale, identificabile nella deposizione di una costola di mammifero, all’interno di una sistemazione di pietre, posta sul fondo della cella, rimanda ad un atto propiziatorio alla fertilità e di consacrazione della struttura. La conformazione dell’ipogeo, infatti, richiama una vulva e, quindi, il ciclo riproduttivo e il rapporto tra vita e morte opzioni binarie? La presenza, nei livelli soprastanti, di numerosi focolari e di resti ossei relativi a parti selezionate d’animali sessualmente maturi (bovini, ovicaprini e suini), con una predominanza di ovicaprini, rimanda a pasti rituali. I bollitoi e le numerose tazze di varie dimensioni alludono allo svolgimento di libagioni, forse con l’uso del latte come liquido cerimoniale. A tal proposito, significativo è il rinvenimento, nell’anticella, di un sostegno a clessidra. Negli stessi contesti sono stati anche rinvenuti alcuni frammenti d’aghi o spilloni di osso, una fuseruola e diverse scheggie di lavorazione in selce. La deposizione di un individuo di sesso femminile, d’età compresa fra i 20 e i 23 anni, sigilla i livelli relativi a tali manifestazioni rituali. L’analisi dei resti scheletrici ha evidenziato l’assenza di stress patologico e/o nutrizionale. Gli oggetti di corredo sono una borchia di lamina di bronzo con decorazione puntiforme realizzata a sbalzo e una tazza miniaturistica d’impasto. La tipologia della ceramica permette di collocare l’ipogeo nella sfera culturale del Protoappennico B iniziale. L’analisi dei resti paleobotanici indica, all’interno dell’ipogeo, una concentrazione di ghiande di quercia, che, oltre a soddisfare esigenze di tipo alimentare, potrebbero essere legate, al tempo stesso, a pratiche funerarie. Querce caducifoglie producono frutti commestibili per l’uomo, se opportunamente trattati.

In località Timmari di Matera è ripresa l’esplorazione della necropoli ad incinerazione dell’età del bronzo (l’unica conosciuta in Italia meridionale); esplorazione avviata agli inizi del Novecento da Quagliati e da Ridola. Le ricerche effettuate, oltre a consentire un’esatta ubicazione dei precedenti scavi, hanno consentito di individuare sedici urne cinerarie, alcune con relativa “stele”. Le urne sono costituite da un’olla, generalmente di forma biconica, e da una scodella capovolta (coperchio), entrambe d’impasto bruno-nerastro con superficie lucidata a stecca e talvolta con una decorazione plastica costituita da piccole bugne. La rottura rituale delle anse, laddove presenti, indica che tali contenitori sono stati destinati esclusivamente ad ospitare le ceneri del defunto, senza poter essere successivamente utilizzati per altri usi http://www.eotrading.com/opzioni-binarie-broker-e-offerte/. Tipologicamente sia le olle e sia le scodelle (il microscavo non è stato ancora eseguito per il ritrovamento di eventuali oggetti di corredo) sono inquadrabili nelle fasi finali dell’età del bronzo (1200-1100 a.C.).

Le più recenti scoperte archeologiche in Trading Basilicata